Lezioni di musica (1994/96)

pantarei-germaniaPanta Rei – Monaco di Baviera (?) 1995 – Photo by Claudio Di Paolo

LEZIONI DI MUSICA
Un’intervista con Sabine Breitsameter

Cos’è il contrappunto e in quale modo può essere applicato alle forme dell’arte acustica che lavora principalmente con suoni e rumori?

Storicamente, il contrappunto è una tecnica compositiva che consiste nella messa a confronto di due o più melodie che si muovono indipendentemente, ma allo stesso tempo se le sovrapponiamo formano alcune assonanze; nel nostro secolo il significato di assonanza e dissonanza è cambiato totalmente; in questa accezione il contrappunto può essere inteso come un modo di far interagire ogni tipo di suono; per questa ragione possiamo parlare di contrappunto non solo nella musica di Bach, ma anche in Boulez o Nono.
Per me il contrappunto è un modo di far interagire non solo suoni e melodie, ma anche rumori, voci parlate, o addirittura ci possiamo estendere ad altri campi come le arti visive, la letteratura ecc. Può sembrare un paradosso, ma personalmente intendo il contrappunto come un modo di vita. Qualche esempio: passeggiando in un bosco, si ascolta il canto degli uccelli; il loro ritmo forma una specie di partitura basata su schemi contrappuntistici; allo stesso modo, guidando in centro città, si osservano auto e biciclette ovunque, gente che grida, corre,… tutta questa attività somiglia molto ad un contrappunto; se provassimo a segnare su carta il suo ritmo osserveremmo una partitura con crescendi, diminuendi, sovrapposizioni che si ripetono ciclicamente, un po’ come accade nella musica rinascimentale con le semplici melodie. Ritengo che il contrappunto sia una sorta di mappa dei movimenti del mondo; dunque è facile supporre l’uso del contrappunto anche nell’arte acustica. Semplicemente, trattare suoni e rumori come se fossero melodie classiche.
Ho trovato alcuni ottimi esempi di contrappunto nella letteratura, nell’”Ulixes” di James Joyce e ne “La Storia Infinita” di Michael Ende”, dove trame, personaggi e situazioni diverse interagiscono in schemi polifonici; una certa influenza è stata esercitata su di me anche dal teatro sperimentale, dove spesso si assiste a differenti azioni che accadono simultaneamente; ma anche nella radio-art ho trovato ottimi esempi: mi riferisco a “Crystal Psalms” di Alvin Curran, dove sette nazioni europee creano un contrappunto utilizzando la radio come mixer.

Perché pensi che il contrappunto sia un metodo appropriato per “LEZIONI DI MUSICA”? Come si lega al “messaggio” del tuo pezzo?

Come dicevo, per me il contrappunto è qualcosa che riflette i movimenti del mondo; mi interessa dunque il suo impiego quando lavoro a differenti storie, con differenti voci , giusto come metodo di relazione formale. In “LEZIONI DI MUSICA” ragazzi e ragazze parlano dei loro amori, della loro visione della vita…all’inizio le storie si alternano con tagli improvvisi, ma poco a poco cominciano a sovrapporsi, in un caos crescente che per me riflette i tipici momenti della vita quando è difficile trovare una direzione; questa mancanza di direzione è confermata dal 90% degli intervistati. Naturalmente non è possibile creare un panorama obiettivo dell’età dei venti anni, poiché dovremmo intervistare moltissimi giovani di diversa estrazione sociale e livello culturale…Sono comunque convinto che l’età dei venti anni sia un periodo particolarmente toccato da questo problema. In questo Hörspiel il contrappunto ha la funzione di esprimere le similitudini e le differenze di queste persone, di compararle e di costruire una sorta di “società” interna all’opera. Mi spiego: nel momento in cui creo un paragone fra la composizione e il concetto di “società”, cerco di individuare un’architettura estetica, sonora, sociale che rappresenti la struttura del pezzo, e che controlli non solo il ritmo formale, ma anche gioia e tristezza dei personaggi, maschile e femminile, stasi e movimento, silenzio, e così via. In altre parole questa architettura può controllare non solo la forma di un brano, ma anche il contenuto. Bene, credo che il contrappunto abbia un significato sociale proprio per il suo potere di interazione. In musica fa suonare ognuno allo stesso livello, senza distinzione fra melodia e accompagnamento; ognuno ha la propria importante funzione…

A proposito del trattamento del testo, nel tuo brano; pensi che non sia necessario capire ogni singola parola? Perché non lo è?

In genere, dal mio punto di vista, è meglio capire tutto di un testo, che sia un testo poetico o linguaggio di ogni giorno…nel caso di “LEZIONI DI MUSICA” ho cominciato a concepire il lavoro in Italiano; ma quando si è presentata l’opportunità di produrre l’opera per la radio tedesca, immediatamente si è presentato il problema di una traduzione; all’inizio avevo timore di aprire questa porta, perché pensavo che le due lingue potessero disturbarsi a vicenda; ma l’ascolto dei primi risultati mi convinse che avevo torto; l’uso di Italiano-Tedesco suonava meraviglioso, a patto che usassi il contrappunto; questo significava che avrei dovuto sacrificare alcune parole o frasi in entrambe le lingue; e durante i tagli mi resi conto che quando parliamo usiamo concetti importanti, così come molte parole non utili alla comprensione del testo.su cui si può sovrapporre una traduzione; un po’ come in musica, quando una melodia forte è seguita da una più debole o si muove su melodie più deboli; abbiamo sacrificato solo parole inutili, con il risultato finale di un’opera in cui le parole costituiscono un elemento musicale. Parole usate come note. Due lingue che si specchiano l’una nell’altra. E i miei studenti Italiani, per niente coinvolti nell’arte acustica, ascoltando entrambe le versioni, hanno preferito la seconda, con le traduzioni.

Perché hai fatto un brano sugli studenti di musica? come si collega alle questioni amorose?

Volevo fare un brano sul significato dell’insegnamento, ed ero molto influenzato dal film di Alain Corneau “Tout Les Matins Du Monde”, che mostra come l’insegnamento della musica diventa insegnamento di vita. Al tempo stesso avevo notato che, in quindici anni di esperienza come insegnante di chitarra, si erano stabilite spesso relazioni profonde fra maestro e allievi, specialmente con persone attorno ai venti anni d’età; tuttora dopo poche lezioni, giovani studenti cominciano a parlare dei loro legami e problemi d’amore, mi chiedono consigli, o più semplicemente, mi raccontano le loro storie; questo mi ricorda quando io ero studente di composizione…accadeva spesso di parlare con il mio insegnante dei problemi di cuore…be’, ho pensato che sarebbe stato bello scrivere qualcosa; così è nato “LEZIONI DI MUSICA”. Per me è comunque un modo di mostrare come amore e relazione sono qualcosa attorno a cui il mondo ruota, anche se a volte può sembrare “naive” o abusato parlarne, specialmente in modo diretto; al tempo stesso desideravo scrivere un testo che facesse uso del linguaggio parlato di ogni giorno…penso sia interessante ascoltare ciò che le persone hanno da dirci e anche un po’ provocatorio proporre i loro racconti in un auditorio.

Qual è il tuo interesse globale nel lavorare con il suono? C’è un messaggio generale in tutto il tuo lavoro?

Amo lavorare come compositore nei diversi campi che mi vengono offerti; penso che attraverso il suono posso esprimere molte situazioni e realtà differenti, e che posso così dare la mia interpretazione agli eventi; non mi sento scisso componendo un brano di arte acustica, una sinfonia, una canzone, o se scrivo un arrangiamento per una produzione pop. Per me il suono è un mezzo, il primo ma non l’unico, per esprimere alcuni grandi temi che sono in me da sempre, come i cicli della vita, la metamorfosi, la memoria in tutte le età degli uomini, il paesaggio, l’idea che tutto scorre e cambia lentamente per ritornare più tardi trasformato…in tutto il mio lavoro ho provato ad esprimere idee utilizzando musica, diapositive, testi, qualsiasi altro mezzo…

C’è qualcos’altro di cui ti piacerebbe parlare?

Poche parole ancora sulle idee sviluppate in “LEZIONI DI MUSICA”. L’opera si divide in tre sezioni ognuna delle quali inizia in punti apparentemente casuali, come la continuazione di un discorso interrotto precedentemente. Molte parti del testo si frammentano per combinarsi in nuovi accostamenti; questo sottolinea l’idea delle nostre vite come materiali portati dalla corrente di un fiume, che continuamente dà origine a nuove aggregazioni; per alcuni tutto questo è espressione di casualità, per me invece ogni cosa è regolata da un destino (che a livello compositivo coincide con il controllo armonico e contrappuntistico). Nella prima e terza sezione viene espresso il tema del ciclo con “Da Capo” e la poesia di Angela. Luporini è il direttore del Conservatorio di Lucca e rappresenta una specie di “insegnante degli insegnanti”. L’uso di materiali poveri, come semplici voci, corridoi risonanti della scuola, accordi sbagliati, prove, è un ulteriore modo di dimostrare, come diceva John Cage, che tutto può essere musica.
Questo è tutto.

SFB Hörspiel Abteilung, 12 Dicembre 1996